Psicologia

Il campo in discesa [1992 © Adriana Bax]

l’unico cambiamento valido è

diventare te stesso

La terapia della Gestalt fenomenologico-esistenziale

Origini

La Terapia della Gestalt, inizialmente era stata chiamata della concentrazione, o esistenziale, e Fritz Perls, il caposcuola, era tentato di chiamarla “della consapevolezza”. Si tratta infatti di un approccio che non riguarda solo il modo di fare terapia, ma che si estende allo stile di vita della persona.

La scuola nasce da un enorme lavoro di integrazione operato da Perls, partendo dal terreno della Psicoanalisi, (che viene però contestata in molti suoi principi fondanti), andando ad includere in primo luogo apporti della Psicologia della Forma (e gli studi sulle funzioni percettive), ed un’impostazione fenomenologico-esistenziale. A questo si sono aggiunti anche elementi del Buddismo Zen, della Teoria del Campo di K. Lewin, l’autoregolazione organismica di K. Goldstein, il pensiero differenziale di S. Friedlander, la semantica generale di A. Korzybsky.1

Metodologia

Come sottolinea Naranjo, le tecniche utilizzabili in Gestalt sono molte e forse non sono nemmeno identificabili, in quanto il terapeuta può attingere a qualsiasi strumento personale (danza, pittura, teatro, ecc), purchè lavori in linea con i presupposti e gli obiettivi della Gestalt. Il centro unificatore di tutte queste tecniche, ciò che rende un approccio gestaltico, è il principio di realtà-consapevolezza-responsabilità, ovvero la prescrizione: “prenditi la responsabilità, sperimentati come attore delle tue azioni, sperimenta te stesso”.2

Molte volte la Gestalt viene confusa con le sue tecniche da chi la conosce superficialmente. Al contrario […] questa disciplina è una filosofia di vita e la terapia ne è solo il reparto esecutivo […] Si evidenzia allora nell’ambito della Gestalt la presenza, ad ogni livello di pensiero e di azione, dell’hic et nunc, come metodo, come significato, come esigenza, come imperativo e come “teoria paradossale”, per la quale l’unico cambiamento valido è diventare te stesso.”3

Consapevolezza del qui ed ora

Secondo Naranjo la focalizzazione sul presente è uno degli aspetti chiave della terapia gestaltica, e dell’esercizio del “continuum di consapevolezza”. In terapia il cliente viene continuamente riportato a contattare cosa prova, ovvero ad essere consapevole della propria esperienza e di se stesso nel qui ed ora. Ciò che si pratica nella seduta terapeutica non è diverso da quello che si cerca di praticare nella vita, anzi, è questo un contesto in cui allenarsi al contatto e alla consapevolezza: è un addestramento all’esperienza.

La psicologia umanistica grazie a Dio ha ridato valore a tutto un aspetto della cura e del benessere che riguarda la possibilità di investire sulla propria salute e sulla propria realizzazione, dando credito ed alimentando i bisogni di auto accrescimento (vedi Maslow). Il concetto di salute viene riformulato per ampliare lo sguardo al di là del sintomo e per considerare la persona nella sua globalità. Accanto alle origini dei suoi problemi, e dunque ad uno sguardo rivolto verso il passato per risolverli, troviamo uno sguardo sul presente, sul qui ed ora della persona, nutrito dai suoi desideri e dunque da una prospettiva rivolta verso il futuro.

La psicologia della Gestalt fenomenologico esistenziale, in quanto figlia di questo approccio, considera la psicoterapia sostanzialmente come un percorso di crescita della persona verso un sempre maggiore libertà. Gli ingredienti da coltivare lungo questa strada sono vari. Un concetto chiave è quello della consapevolezza. Secondo quest’ottica, la nevrosi non sarebbe altro che un insieme di modalità di stare al mondo, di “sopravvivere” e rapportarsi agli altri, apprese nei primi tempi di vita, e che continuiamo ad usare in modo automatico anche se sono ormai diventate inadatte e disfunzionali. L’individuo agisce in modo nevrotico tutte quelle volte che si rapporta ad una situazione mettendo in atto il suo “solito modo”, piuttosto che facendolo in modo creativo. Il percorso di crescita, attraverso la psicoterapia, consiste nel prendere coscienza dei propri pattern ripetitivi, per poterli riconoscere nel momento in cui stiamo iniziando a ripeterne uno per l’ennesima volta. Il pattern appreso si frappone tra l’individuo e la realtà del qui ed ora: la persona interrompe il contatto e fa partire il proprio film. E’ così che ci ritroviamo a vivere delle relazioni che vanno sempre allo stesso modo, o a pensare che le persone siano tutte uguali, o ad arrabbiarci in modo sproporzionato per piccoli eventi…

Per poter fare questo lavoro la Gestalt propone, all’interno della relazione terapeutica, un costante allenamento alla pratica della presenza, ovvero al contatto col qui ed ora. E’ questo lo strumento per riconoscere quando ci si stacca dalla realtà innescando il proprio atteggiamento di routine, ed è questo lo strumento per sviluppare una modalità nuova, che è quella dell’atteggiamento creativo: quando ci permettiamo di stare in contatto con la realtà ci rendiamo conto che dobbiamo arrenderci al fatto che non possiamo assolutamente prevedere cosa succederà nel momento successivo. La nevrosi è difficile da lasciare perchè ci da quell’illusoria certezza di come si svilupperanno gli eventi e di come noi ci potremo rapportare ad essi. La realtà invece, anzi, la vita, è un continuo e mutevole divenire. Accettare di non sapere come sarà l’istante successivo apre una dimensione di vita incommensurabilmente più ampia, che può essere terrificante quanto inebriante… Si tratta di prendersi la responsabilità della propria libertà!
(vedi E. Fromm)

In una dimensione del genere l’unica certezza è quest’istante, col quale quindi alimento un contatto pieno. E’ come affondare pienamente nel proprio passo perchè è qui che s’incontrerà il germoglio e poi la nascita del passo successivo. Ogni momento è “un incontro a sorpresa”, e da questo incontro, vissuto pienamente, nasce il successivo, e man mano, dalla loro successione ne risulterà un’esperienza, che quanto più mi sarò concesso di lasciar fluire senza volerla incastrare in percorsi pre-programmati per controllarne gli sviluppi, tanto più avrà avuto un decorso “meraviglioso” (nel senso che avrà potuto meravigliarmi!)

Responsabilità

Assumersi la responsabilità di se stessi, delle proprie scelte e del proprio modo di agire è uno dei presupposti fondamentali del processo di crescita terapeutica gestaltica. Il terapeuta orienta il cliente in questo percorso, che comprende l’interiorizzazione del conflitto. Scrive Quattrini:

Con espressione molto sofisticata, M. Klein chiamava questo il passaggio “dalla posizione schizoparanoide alla posizione depressiva”, che non significa come sembrerebbe a prima vista, dalla padella nella brace: descrive invece una interiorizzazione del conflitto, per cui non è più stupidamente sempre colpa del diavolo, ma è con se stessi che bisogna sbrigarsela!

E in realtà con se stessi c’è sempre la possibilità di venire a patti, se non addirittura di riuscire in veri e propri atti creativi.4

Riprendersi la responsabilità ha a che vedere col riprendersi il potere: finchè attribuiamo la colpa all’altro stiamo delegando a lui ogni possibilità di cambiamento di ciò che non ci sta bene. Nel momento in cui decidiamo di prenderci la nostra fetta di responsabilità, ci stiamo anche restituendo la possibilità di intervenire perchè le cose vadano in un modo che ci piace di più.

Saggezza organismica

Un altro aspetto fondamentale della terapia gestaltica è il coltivare la fiducia nella propria saggezza organismica. Si tratta di avere fiducia che dentro di noi, nel profondo di noi stessi, sappiamo cosa vogliamo e cosa è meglio per noi, per cui possiamo allenarci ad ascoltare questo motore interno e a dargli credito. Esso si manifesta spesso attraverso l’intuito, ed è per questo che con la gestalt ci alleniamo ad ascoltare cosa sentiamo. Siamo culturalmente indirizzati ad utilizzare piuttosto una valutazione razionale e cognitiva degli eventi e delle nostre scelte. In realtà, in quanto esseri animali, noi disponiamo di una serie di strumenti per orientarci nelle situazioni, che sono tra l’altro molto più antichi che non le funzioni che fanno capo alla nostra recentissima corteccia cerebrale. L’intuizione è parente diretta dell’istinto, il quale è stato il nostro pilota per millenni, e risiede in posti ben più arcaici del nostro cervello.

Si tratta di ascoltare cosa avviene dentro di noi, annusare che effetto ci fa una direzione piuttosto che un’altra. Si tratta di allenarsi a “scavalcare” le sovrastrutture nevrotiche per sentire cosa c’è oltre, e di imparare ad ascoltare ed osservare anche gli eventi fuori di noi, perchè la vita è fatta di relazione tra sè e il mondo esterno, e questa relazione può essere coltivata in modo armonioso, allenandosi a stare nel fluire delle cose.

Crediamo di dover “spingere il fiume”, crediamo che, se non facciamo bene le cose succederà una catastrofe. In questo senso, i doveri sono espressione della nostra fissazione per il controllo […] Il punto di vista della terapia gestaltica è che la consapevolezza è abbastanza. O meglio, la consapevolezza e l’orientamento, essendo il secondo un aspetto della consapevolezza stessa. Se abbiamo una concezione del desiderabile, e sappiamo dove ci troviamo, questo è tutto ciò che ci serve perchè il nostro movimento proceda nella direzione desiderata.5

FAQ

Quando andare in terapia?

La nevrosi è una condizione di libertà ridotta. Si può scegliere di andare in terapia per recuperare spazi di libertà e di novità nella propria vita. Quando siamo stanchi del ripetersi di certe nostre modalità, o di certe situazioni di vita, e decidiamo di partire da noi per cambiarle. Andare in terapia vuol dire scegliere di mettersi in discussione per cambiare ciò che non ci piace ed accrescere le nostre risorse per costruire la nostra vita nel modo in cui la vogliamo.

In momenti particolarmente difficili la terapia può essere di enorme supporto, come sostegno, come spazio di ascolto, ma soprattutto come valido aiuto per attivare le proprie potenzialità per affrontarli ed elaborarli.

Chi va in psicoterapia?

Chiunque scelga di andarci. Chiunque desideri prendere in mano la propria vita ma sente che ci sono alcuni ostacoli da superare o aspetti di sè su cui lavorare per poterlo fare. Chiunque abbia voglia di intraprendere un percorso di maggiore consapevolezza e conoscenza di sè. Chiunque abbia bisogno di aiuto e lo chieda ad uno psicoterapeuta.

Quanto dura?

Ci sono terapie che per avere un senso devono durare anni. Non è il caso della terapia della gestalt. Ci si può rivolgere ad uno psicoterapeuta di questo approccio per un sostegno di breve durata, per esempio per affrontare una situazione specifica, oppure per intraprendere una terapia più lunga. Non ci sono vincoli di tempo, ma forse, per un lavoro che non sia legato ad una situazione contingente, bensì ad un desiderio di cambiare qualcosa di strutturale, bisogna pensare ad almeno un anno di lavoro.

Gli incontri individuali durano 50 minuti, quelli di gruppo possono avere tempi diversi, ma di solito sono di 2 ore. Normalmente in entrambi i casi la cadenza è settimanale.

Che si fa durante una seduta di psicoterapia?

Si può scegliere di lavorare semplicemente tramite lo scambio verbale, oppure utilizzando anche il disegno, le fotografie, il movimento, e qualsiasi strumento espressivo torni utile. Il cliente ovviamente è libero in ogni momento di accettare le proposte oppure di rifiutarle, e anche questo potrà diventare spunto per un lavoro.

BIBLIOGRAFIA

Fromm E., Escape from freedom, 1941 (trad. it.: Fuga dalla libertà, Milano, 1963)

Ginger S., La gestalt- terapia del con-tatto emotivo, ed. Mediterranee,2004

Ma slow, A. H., I blocchi emotivi che ostacolano la creatività, in Harding H. F., Parnes S. J., Educare al pensiero creativo, La Scuola ed, 1972

Ma slow A. H., Verso una psicologia dell’essere, Astrolabio, Ubaldini ed, 1962

Naranjo C., Atteggiamento e prassi della terapia gestaltica, Melusina 1991 (La vieja y novisima Gestalt. Actitud y practica, 1990)

Naranjo C., Gli Enneatipi nella Psicoterapia, Astrolabio 2003

Neumann E., L’uomo creativo e la sua trasformazione, Marsilio ed, 1981

Perls F., L’io, la fame, l’aggressività, Franco Angeli Ed., 1995

Salmon E., Il manuale dell’Enneagramma, Hobby &Work Ed., 1998

Quattrini P., “INformazione Psicoterapia Counselling Fenomenologia”, n°7, settembre-ottobre 2006, pagg. 14-17, Roma

Vaughan F. E., Spiritualità e salute nella psicologia transpersonale, cittadella ed,1989

Zerbetto R., La Gestalt- terapia della consapevolezza, Xenia ed, 1998