Danza Sensibile ®

persone acqua

Lo stesso fiume di vita
che scorre nelle mie vene notte e giorno
scorre nel mondo e danza a tempo ritmico
E’ la stessa vita che esplode di gioia
nella polvere del mondo
in innumerevoli fili d’erba
ed esplode in tumultuose ondate di foglie e fiori
E’ la stessa vita che viene dondolata nella culla dell’oceano
della vita e della morte
nel flusso e nel riflusso
Rabindranath Tagore

Cenni storici

La danza sensibile nasce ufficialmente nel 1990 dall’incontro di tre professionisti: Claude Coldy, danzatore e coreografo francese, Jean Louis Dupuy e Marie Guyon, una coppia di osteopati, francesi anche loro. Gli elementi che vanno ad unirsi sono l’esperienza del macromovimento della danza con quella del micromovimento dell’ascolto osteopatico. Tra le colonne portanti di questo lavoro troviamo anche elementi della Biologia del Comportamento (Henri Laborit e Jean Claude Badard), della Nuova medicina (Ryke Geerd Hamer), della Legge Biogenetica Fondamentale (Ernst Haeckel).

di cosa si tratta

La Danza Sensibile è uno strumento talmente complesso che a seconda dei punti di vista da cui la si guarda, secondo me se ne può trarre una definizione diversa. Confrontandomi con alcune colleghe ci siamo accorte di come, a seconda della nostra propensione e formazione personale in un campo piuttosto che in un altro, tendiamo a coglierne un’anima diversa. Io me la figuro come un ologramma, che è al tempo stesso una ed una molteplicità cangiante di immagini.

Ad esempio, io che sono psicologa e lavoro da anni nell’ambito della relazione d’aiuto, colgo nella Danza Sensibile principalmente tutto ciò che riguarda quest’ambito. Addestrandomi al punto di vista della Gestalt, ho iniziato a vedere tutti gli aspetti che nella Danza Sensibile riguardano il coltivare la consapevolezza, la presenza, una modalità di relazione “ecologica” in cui ognuno coltiva una posizione centrata e radicata, una chiarezza dei propri limiti e confini, il rispetto sia di sè che dell’altro, un allenamento all’ascolto, alla chiarezza comunicativa.

D’altra parte le mie colleghe formate in terapia cranio-sacrale colgono molto meglio di me le tracce dell’osteopatia nella Danza Sensibile, e tutto ciò che è implicito nelle pratiche in termini fasciali, connettivali, di dinamica dei fluidi, funzionalità del movimento, potenza e ritmo del respiro primario, ascolto del micromovimento intrinseco.

Una collega danza terapeuta esperta in catene muscolari ha constatato come, nel ripercorrere le tappe della verticalizzazione, si attraversano anche le varie fasi in cui le catene muscolari e la relativa struttura psico-corporea si sono costituite, notando come questo generi un riequilibrio di tutte le catene coinvolte di volta in volta nelle pratiche di movimento.

Quando mi pongo dal punto di vista della danzatrice è più evidente per me il lavoro sulla ricerca di un approccio ed un’espressione profondamente creativi, liberi da ogni canone estetico, ed il lavoro per una progressiva ricostruzione di un movimento organico, armonico, funzionale, in cui ogni parte del corpo è viva, abitata, e in rapporto con il resto del sistema.

Probabilmente ognuna di noi potrebbe arrivare ad una definizione distinta della Danza Sensibile, e nel proporre una lezione, potrebbe usare dei criteri diversi per decidere a quali elementi dare la priorità e in che ordine proporli. Sarebbe estremamente interessante arrivare ad uno scritto “ologrammatico” che unisca i vari punti di vista, ma per il momento siamo solo allo scambio verbale.

Nello scrivere i volantini divulgativi dei nostri seminari di Danza Sensibile restiamo vicini al taglio dato dai fondatori, e a volte ne risultano delle definizioni particolarmente ben riuscite. Cito un esempio:

La Danza Sensibile è frutto di una ricerca sul movimento, la sua espressione nei vari livelli dei tessuti organici, la verticalità e la relazione al mondo (attraverso le fasi del processo evolutivo), la pedagogia e la trasmissione. Propone di vivere, attraverso la sensazione, la natura e i messaggi del movimento, rivelando il senso di ciò che viene generato e aprendo le porte della creatività. È una concezione del movimento e della vita che porta alla scoperta di ciò che nasce nell’istante, nel più profondo di colui che danza, con la sua energia, la sua memoria, il suo corpo, il suo cuore. Il lavoro passa attraverso quattro momenti: ascolto e osservazione; mobilizzazione all’interno di diverse qualità energetiche; nascita di una danza; scambio e condivisione. 1

Paradossalmente, ad un primo sguardo le pratiche della Danza Sensibile, possono sembrare molto semplici, e per un certo verso lo sono: sono accessibili a tutti.2 Molti movimenti si fanno a terra, ed alcuni assomigliano a delle rotolate. In realtà invece si tratta di pratiche estremamente raffinate e complesse, al punto di poterle considerare inesauribili. Io pratico la Danza Sensibile da circa 15 anni ed esistono alcuni esercizi che nonostante io faccia ormai da tempi immemorabili, sono tuttora per me (come per i miei compagni di percorso) uno strumento di ricerca e di consapevolezza.

E’ forse per questo che una “divulgazione senza criterio” nè controllo potrebbe facilmente degenerarla e banalizzarla. Sin dall’inizio infatti Coldy ha espressamente scelto di non produrre alcun materiale divulgativo, se non sotto sua stretta verifica ed autorizzazione, per proteggere la Danza Sensibile da un mercato che troppo spesso ingloba voracemente e indiscriminatamente qualsiasi cosa, svilendola, e da un pubblico allargato che potrebbe mal interpretarne gli obiettivi ed i propositi.

La Danza Sensibile si avvicina molto ad essere uno strumento terapeutico (e da parte di chi ne ha le competenze, può certamente essere utilizzato come tale), ed uno strumento di autoconsapevolezza su vari livelli: corporeo, relazionale, esistenziale e addirittura, a mio avviso, può offrire delle chiavi per una dimensione spirituale. Per poterla trasmettere è necessario seguire la formazione triennale diretta da Coldy, continuare negli anni successivi a seguire gli aggiornamenti, ed avere la sua autorizzazione.

Claude Coldy definisce la Danza Sensibile come segue:

In un mondo dove tutto accelera e dove ogni giorno sembra allontanarci un po’ di più da una relazione vitale con gli elementi della natura, la Danza Sensibile è una ricerca originale che propone di rallentare nell’esperienza del movimento dei nostri corpi e di entrare nella sensazione del nostro essere dal più denso al più sottile. Il progetto proposto è di entrare nell’esperienza del movimento consapevole, riflesso del movimento della nostra vita.

In questa ricerca di una relazione consapevole con il mondo, che comporta un necessario dialogo tra il macro movimento e il micro movimento, la Danza Sensibile propone di rivisitare alcune delle tappe fondamentali dell’evoluzione con l’obiettivo di ritornare al senso ed alla potenzialità contenuti nella forma e nella struttura dei nostri corpi.

Si tratta di entrare nella scoperta del mondo attraverso l’esperienza delle tre dimensioni dello spazio e di realizzare nel più profondo di sè la nascita di un movimento vitale, espressione della Danza della vita.

La pratica del movimento consapevole nei seminari di Danza Sensibile offre di vivere i corpi con una nuova coscienza amplificata dalla presenza del gruppo.

Durante i seminari di Danza Sensibile il gruppo è proposto come luogo di verità, di relazione, di rispetto, di condivisione e accoglienza dei messaggi del corpo.

Qualche elemento proposto durante le pratiche:

  • Un tema centrale, la verticalizzazione: aprire, orientare, portare il mio corpo nel mondo attraverso le grandi tappe della filogenesi
  • Leggi e cicli degli elementi
  • La presenza
  • Il senso e il non senso del movimento
  • L’espressione di sè e la creatività
  • Nascita di una danza

La Danza Sensibile propone l’esperienza del movimento consapevole in quattro direzioni principali:

  • lo sviluppo personale e lo studio della relazione
  • la pedagogia e l’educazione attraverso il movimento
  • l’espressione artistica
  • la ri-armonizzazione dei corpi nei diversi aspetti fisici ed energetici.

Jean Louis Dupuy formula invece la seguente definizione:

La Danza Sensibile è l’espressione danzata, lo studio della verticalizzazione, la creatività, i movimenti fondamentali, l’intenzione del movimento, lo sviluppo del movimento fino al suo completamento, un ascolto fine (manuale, visivo, corporeo, intuitivo) dei movimenti del corpo dell’altro, un ascolto stato-dinamico e dinamico-statico per mezzo dell’associazione ai movimenti dell’altro, se non addirittura fino alla sincronizzazione ad essi.

E’ un lampo d’intuizione che viene dal contatto con gli elementi della natura (aria, acqua, fuoco, terra) in uno stato di coscienza risvegliata (e per alcuni di amore universale).

Essa è rivolta a tutti. E’ la scoperta e l’applicazione dei principi fondanti che legano le nozioni di Vita e di movimento: la Vita è movimento, enunciato essenziale per l’osteopata quanto per il coreografo e che si attaglia decisamente anche alla Danza Sensibile3.


1 di Silvia Bella

2 per chi ha importanti inabilità fisiche sono certamente necessari degli adattamenti e non tutte le pratiche sono fattibili

3 intervista di Patricia Furtado