Danza movimento terapia

La luna piena 1 [1990 © Adriana Bax]

Esprimersi, cioè tradurre i propri sentimenti e le proprie conoscenze in azioni, forme, o parole, significa realizzare se stessi, nel senso letterale di rendersi reali.

Claudio Naranjo

La dmt usa le potenzialità rigeneratrici e terapeutiche implicite nella danza, nel processo creativo e nella relazione, al fine di promuovere salute, benessere e consapevolezza di sè. E’ un approccio estremamente completo di lavoro con la persona, perchè include al tempo stesso molti elementi diversi, intervenendo quindi su vari livelli contemporaneamente:

il movimento, e quindi tutto ciò di salutare che questo comporta. Praticandolo ci si sente meglio nel proprio corpo, perchè lo si sente meglio: aumenta la consapevolezza delle varie parti di sè, che altrimenti restano dimenticate e “addormentate”; viene stimolata una sensorialità maggiore ovvero la possibilità di trarre piacere dal movimento; migliora la coordinazione; migliora l’integrazione tra mente e corpo; progressivamente si acquisiscono e affinano gli strumenti per poter esprimere se stessi attraverso il linguaggio corporeo.

l’espressività attraverso un mezzo artistico. Siamo tutti molto abituati ad usare le parole e quindi anche ad esercitare un controllo mentale su quello che diciamo. Attraverso il movimento giocato diamo la possibilità ad altre parti di noi di esprimersi. Questo può dare una grande sensazione di liberazione, ed inoltre ci permette di incontrare altri aspetti di noi, accoglierli e integrarli, esercitando in questo modo un atteggiamento di accettazione e amore per noi stessi.

la stimolazione del processo creativo: CREARE!! cosa può esserci di più rigenerante del generare?! La dmt offre uno spazio di gioco, espressione, creazione, e con tutto ciò la possibilità di sorprenderci di noi stessi, di incontrarci in un modo diverso dal solito. La funzione creativa viene descritta dagli esperti come una “sintesi magica” (Arieti), in cui parti diverse di noi collaborano. Potremmo chiamarle parti consce e inconsce, o anche, parti “folli” (impulsive, incongruenti, incomprensibili) e strutturate, (cioè quelle che usiamo per rapportarci e adattarci alla realtà). E’ in questo senso che intendiamo il processo creativo come integrativo.

la relazione: danzare da soli chiusi in una stanza non è come farlo insieme agli altri. Nella dmt espressivo-relazionale diamo molta importanza alla relazione in quanto occasione di scambio, di riconoscimento e di arricchimento reciproco. Promuoviamo un clima di disponibilità, fiducia, ascolto, rispetto di sè e dell’altro, perchè ci si possa nutrire di modalità di relazione ecologiche e funzionali.

la danza: è questo un termine che crea difficoltà con molte persone, che pensano che la danza sia solo per i ballerini, o per i giovani, o per chi ha agilità nel movimento. Al contrario, la danza-movimento terapia ha tra i suoi principali propositi proprio quello di restituire la danza alle persone: essa appartiene a tutti!!! ognuno di noi ha il diritto e la possibilità di lasciarsi suggerire dei movimenti dalla musica, dall’immaginazione, o semplicemente dal piacere di sgranchirsi e di permettere al corpo di esplorare movimenti “inconsueti”, (saltare, camminare all’indietro, ondeggiare ed aprire generosamente le braccia…: sono esempi di movimenti che a meno che non ci concediamo uno spazio di danza, è difficile sentirsi autorizzati a fare!) E poi è bello poter recuperare anche quella dimensione di coralità, quando si balla tutti insieme, a cui si dava tanta importanza in molte culture, e che oggi è quasi dimenticata… E’ questo che noi intendiamo per danza!

il danza movimento terapeuta

il danza-movimento terapeuta è un creativo, è un artista. Egli crea mentre costruisce una proposta da fare. E’ mosso da un messaggio forte che vuole trasmettere, e attorno a questo crea, sceglie gli elementi, sentendone il sapore, valutando i vari dosaggi, le combinazioni, l’ordine in cui proporli. E’ una delicata ma potente alchimia che egli va preparando, attingendo a tutte le dimensioni intrinseche alla danza-movimento terapia: il movimento, il corpo, il rapporto allo spazio, la relazione con gli altri, i tempi, le musiche, il tipo di indicazioni verbali…

Egli nuovamente crea mentre sta conducendo un’esperienza, manovrando i vari elementi in quel contesto così unico ed irripetibile che è il qui ed ora di questo momento, di questo luogo, in relazione con queste persone e con queste persone in relazione tra loro. La sua opera d’arte è quell’esperienza estetica, relazionale, e soprattutto trasformatrice che avviene nelle persone che la stanno facendo grazie alle condizioni che lui ha creato.

Scegliere di fare un’esperienza condotta da un danza-movimento terapeuta piuttosto che da un altro, assomiglia molto allo scegliere di andare a vivere l’esperienza di assistere ad uno spettacolo di danza, di vedere un film, o l’esposizione di un pittore. Come tutti gli artisti, il danza-movimento terapeuta, il coreografo, il regista ed il pittore, lavorano costantemente alla loro ricerca esistenziale, creativa ed espressiva. Lungo il percorso, essi fanno delle proposte che lo testimoniano, che ne sono il frutto, che hanno un messaggio da trasmettere, qualcosa che, in quanto arte, avrà l’obiettivo di toccare, stimolare, trasformare qualcosa in chi ne usufruisce.

Gli ingredienti con cui lavora il danza-movimento terapeuta sono molti e gli equilibri che si creano nel metterli insieme sono delicati. E’ un’arte multimediale, che attinge alla danza, alla relazione terapeutica, e alla danzaterapia. Ognuno di questi è un mondo. Il danza-movimento terapeuta è in formazione permanente perchè una vita non basta per poter attingere alle potenzialità di ognuno di loro. Egli lavora per nutrire la propria danza, la coscienza di sè nel movimento, il proprio gusto estetico, la capacità e la consapevolezza nel gestire il tempo (il ritmo), il rapporto allo spazio, le diverse qualità di movimento, la propria abilità motoria ed espressiva, la propria poetica. La danza è viva nella sua vita, egli è cosciente di quanto questa sia importante per il proprio equilibrio psicofisico e per la propria professione.

Allo stesso modo egli deve coltivare le proprie competenze relazionali per poter essere consapevole delle variabili esplicite ed implicite che può andare a toccare. Tutto ciò che compete al mondo della psicologia può essergli di nutrimento, può diventare uno strumento a disposizione per muovere e per riconoscere cosa si sta muovendo.

Così come “il tutto è più della somma delle sue parti”, la danza-movimento terapia non equivale alla somma di danza più psicologia. Il danza-movimento terapeuta quando crea attinge a questi due mondi (così come ad ogni esperienza della sua vita), ma ciò che crea non è nè solo danza nè solo psicologia. Egli crea un’esperienza, ed una successione di esperienze (percorso) di danza-movimento terapia, seguendone i parametri, gli obiettivi e gli strumenti specifici. (vedi testo sopra: la DanzaMovimento Terapia).

La DanzaMovimento Terapia: origini storiche e sviluppi

La DanzaMovimento Terapia (dmt) nasce come approccio specifico negli Stati Uniti nell’ultimo dopoguerra. Tra le sue pioniere troviamo Trudy Schoop, Marian Chace, Irmgard Bartenieff, e, più recentemente, Mary Whitehouse.

Trudy Schoop, danzatrice, verso la metà degli anni Quaranta lasciò l’arte performativa per dedicarsi al lavoro con pazienti schizofrenici. Lavorava con l’intento di restituire alle persone disturbate un corpo che avesse un effetto positivo e riparatore sulla mente. Marian Chace, anch’essa danzatrice, iniziò nei primi anni Quaranta a lavorare con pazienti psichiatrici, dando grande importanza alla comunicazione dei sentimenti ed all’interazione di gruppo. Irmgard Bartenieff, era fisioterapista ed integrando gli elementi del lavoro di Laban realizzò una serie di esercizi correttivi per pazienti poliomielitici. Negli anni Sessanta Mary Whitehouse sviluppò un approccio alla dmt basato sull’immaginazione attiva di Jung. Il suo metodo comportava un processo di ascolto interiore profondo, che orientava i suoi allievi nel distinguere fra il movimento diretto dall’io e il movimento proveniente dall’inconscio, entrambi importanti nel processo creativo.

In realtà, le radici della dmt per molti versi coincidono con quelle della danza, e sono pertanto ben più antiche. Ripercorrendo a ritroso la storia troveremmo come in tantissime culture del mondo la danza era vissuta in modo molto partecipativo dal popolo, accompagnando cerimonie pubbliche, feste, funerali, avvenimenti politici e militari, momenti di culto.

Se possiamo considerare la psicoterapia moderna come l’evoluzione di antiche pratiche di guarigione (Ellenberger), a maggior ragione ciò vale per le terapie espressive ed in particolare per la dmt, che recupera, tra l’altro, elementi quali la cerimonialità (e con essa la condivisione collettiva del processo di guarigione), la valorizzazione dell’esperienza estetica, l’uso di azioni ed oggetti simbolici, la musica, i canti, le danze, la ritualità.

Negli anni questa disciplina si è strutturata in modo sempre più chiaro e definito come metodologia d’intervento sociale, clinico, pedagogico e di riabilitazione. Ciò è avvenuto grazie all’integrazione degli elementi potenzialmente rigeneranti insiti nella danza (come il processo creativo, l’attivazione corporea, la coordinazione e l’integrazione corpo-mente, gli aspetti relazionali ed espressivi, ecc) con elementi tratti da altre discipline, quali la psicologia, la psicoterapia, la pedagogia, l’etnopsichiatria, l’antropologia, la psicosomatica, la psicofisiologia.

Oggi, in Europa come nelle Americhe, la dmt viene utilizzata in diversi contesti (centri diurni, ospedali, comunità terapeutiche, carceri, scuole, centri di prevenzione del disagio giovanile, centri per la tossicodipendenza, centri per anziani, ecc) come strumento di cura ma anche di prevenzione. Nonostante questo, pochi sono i paesi in cui esiste un riconoscimento ufficiale della professione. Questa è la situazione in cui verte l’Italia, dove nel 1997 viene istituita l’Associazione Professionale Italiana Danzamovimentoterapia (APID), che da anni sta lavorando perchè tale riconoscimento avvenga. L’APID, il cui intento principale è di tutelare la qualità professionale, etica e scientifica della dmt, definisce la professione come <>

La dmt viene praticata oggi in varie parti del mondo, diversificandosi in una pluralità di modelli e orientamenti teorici, tecnici e applicativi. Così come esistono vari modelli di psicoterapia ed infiniti tipi di danza, anche nell’ambito della dmt esistono diversi approcci. In Italia risalta il metodo Espressivo Relazionale, fondato dal Dott. Vincenzo Bellia, consolidato da oltre dieci anni di esperienza, ed insegnato nella Scuola di Arti Terapie e Psicoterapie Espressive che ha quattro sedi sul territorio italiano (vedi sito: www.danzaterapia-esprel.it)

La dmt, come del resto tutte le arti terapie, può anche essere utilizzata come percorso creativo di crescita personale, i cui principali strumenti sono il corpo, il movimento, l’espressione creativa, la relazione. In quest’ottica la parola “terapia” non va ad intendere necessariamente il voler guarire qualcosa, individuare il patologico, o analizzare ciò che è disfunzionale, ma recupera il significato di promozione della salute e del benessere. Le parole chiave diventano quindi: facilitare, stimolare, promuovere, attivare. Questi sono tutti termini che sottolineano un andare verso, ovvero una posizione attiva e propositiva. L’obiettivo diventa in questo caso quello d’intraprendere un percorso di crescita personale e di consapevolezza che parta dalle proprie risorse piuttosto che dai problemi, per ricontattarle, alimentarle, rimetterle in circolo, e re-investirle nel progetto di realizzazione di se stessi.

FAQ

La DanzaMovimento Terapia è Psicoterapia?

No. La dmt può essere uno strumento di indagine di se stessi, di espressione e di sostegno ma non ha pretese di essere una forma di Psicoterapia. La formazione dei danza-movimento terapeuti è diversa e più breve di quella degli psicoterapeuti. Per fare un percorso di DanzaMovimento Terapia che sia anche psicoterapeutico bisogna rivolgersi ad un professionista che possieda entrambe le qualifiche.

A chi si rivolge?

Di solito ogni proposta di DanzaMovimento Terapia specifica a chi si rivolge e con quali obiettivi. E’ possibile formulare degli interventi mirati ad utenze specifiche (per es. adolescenti, neomamme, coppie, ecc., oppure: persone diversamente abili, utenti psichiatrici, persone con disturbi alimentari, ecc.). E’ possibile anche fare delle proposte aperte al pubblico, ovvero a chiunque sia interessato a fare un percorso mirato al benessere e alla consapevolezza che utilizzi la danza, il movimento, e l’espressione creativa. In generale, a meno che non sia specificato altrimenti, non bisogna avere competenze nella danza e non ci sono limiti di età. Uno dei propositi della danza-movimento terapia è proprio quello di restituire la danza alle persone, per cui una delle attenzioni principali che abbiamo è proprio quella di fare delle proposte accessibili a tutti.

Quanto dura?

Con la DanzaMovimento Terapia si possono fare sia percorsi individuali che di gruppo. La durata di ogni seduta nel primo caso di solito è di un’ora, nel secondo è variabile: minimo un’ora ma normalmente si tratta di un’ora e mezzo o due ore. Nel caso si facciano dei seminari intensivi si può lavorare anche un’intera giornata o un weekend.

Gli interventi possono essere di breve durata (ad es. un mese) oppure protrarsi nel tempo.

Che si fa durante una seduta di DanzaMovimento Terapia?

L’unica cosa certa è che ci si muove. Per il resto ogni danzamovimento terapeuta ha il suo stile ed inoltre anche uno stesso professionista potrà scegliere stili diversi a seconda del percorso o della tematica su cui si sta lavorando e delle persone a cui si sta rivolgendo. Ci potranno essere danze collettive, momenti di esplorazione individuali, proposte dense e introspettive oppure giocose e divertenti, momenti di scambio a due, sequenze da imparare oppure da inventare… Tutto ciò che esiste nell’ambito della danza e del movimento può essere riutilizzato da un danzamovimento terapeuta. Di solito è previsto anche uno spazio per uno scambio verbale sull’esperienza.

BIBLIOGRAFIA

BELLIA V ., “Se la cura è una danza”, ed Franco Angeli, 2007

BELLIA V., Dove danzavano gli sciamani, Franco Angeli,Milano, 2001

BERTOZZI D. (a cura di), Donna è ballo, Savelli, Milano 1980

ELLENBERGER H. F., La scoperta dell’inconscio vol. I, Bollati Boringhieri, Torino, 1976

SACHS C., Storia della danza, Il Saggiatore Economici, Milano, 1994, num. 3/4